Dall’Italia all’Ecuador: perché lo Stile Olivetti continua a ispirare il mondo del design

Ci sono aziende che lasciano prodotti. E poi ci sono aziende che lasciano un modo di pensare.

A quasi cento anni dall’inizio della sua storia, Olivetti continua a essere studiata non soltanto per le sue iconiche macchine da scrivere, ma per quella visione capace di mettere insieme industria, design, architettura, cultura e responsabilità sociale. Una filosofia che oggi attraversa l’oceano e arriva fino in Ecuador con “Olivetti Vivo”, una mostra internazionale che dal 23 novembre 2026 al 14 febbraio 2027 sarà ospitata al Museo Municipal de Arte Moderno di Cuenca. Un progetto che racconta come il pensiero di Adriano Olivetti sia ancora un punto di riferimento per designer, studenti e creativi di tutto il mondo.

Proyección hacia el futuro”

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Universidad del Azuay, Associazione Archivio Storico Olivetti, Cappelli Identity Design, Politecnico di Torino, MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana e RUFA, con l’obiettivo di portare in America Latina uno dei modelli più influenti del design italiano del Novecento. Ma non si tratta di una semplice mostra celebrativa. Il concept scelto, “Proyección hacia el futuro”, racconta chiaramente la direzione del progetto: usare il passato come strumento per immaginare il futuro.

Il percorso espositivo riunirà oggetti originali, manifesti, documenti d’archivio, fotografie, prodotti iconici e materiali multimediali, accompagnati dalla proiezione dei documentari Paradigma Olivetti e Prospettiva Olivetti del regista Davide Maffei. L’obiettivo non è raccontare soltanto la storia di un’azienda, ma mostrare come Olivetti abbia costruito un’identità in cui prodotto, comunicazione, architettura e cultura dialogavano tra loro in maniera coerente, anticipando un approccio che oggi definiremmo “brand experience”.

Ser al centro

Accanto alla mostra prende vita anche “Ser al centro”, un contest internazionale rivolto agli studenti di design dell’America Latina. Dal 10 giugno è possibile partecipare reinterpretando, attraverso la progettazione di manifesti, i valori dello Stile Olivetti. I progetti selezionati saranno esposti durante la mostra e i migliori riceveranno i riconoscimenti Oro, Plata e Bronce. Un’iniziativa che sposta il focus dalla memoria alla progettazione contemporanea, coinvolgendo una nuova generazione di designer chiamata a confrontarsi con un’eredità ancora sorprendentemente attuale.

Non è un caso che si scelga proprio il manifesto come linguaggio progettuale. La grafica è sempre stata uno degli elementi distintivi dell’universo Olivetti. Negli anni l’azienda ha collaborato con alcuni dei più grandi protagonisti del design e della comunicazione visiva, contribuendo a definire un’estetica riconoscibile ancora oggi studiata nelle università e nelle scuole di design di tutto il mondo.

Olivetti, Simbolo dell’industria italiana nel mondo

La storia di Olivetti continua infatti a essere un caso quasi unico. Negli anni Cinquanta l’azienda di Ivrea arrivò a contare oltre 36.000 dipendenti, esportando i propri prodotti in più di 120 Paesi e trasformandosi in uno dei simboli dell’industria italiana nel mondo. Ma ciò che la rende ancora oggi un riferimento non sono soltanto i numeri. È la capacità di aver immaginato un modello d’impresa in cui il profitto conviveva con la qualità del lavoro, la cultura, l’innovazione tecnologica e il benessere delle persone.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui, nel 2026, una mostra dedicata a Olivetti non viene organizzata soltanto in Italia, ma trova spazio in un museo dell’Ecuador e coinvolge università, istituzioni culturali e studenti provenienti da tutto il continente latinoamericano. In un’epoca in cui si parla continuamente di intelligenza artificiale, automazione e trasformazione digitale, il messaggio dello Stile Olivetti sembra più contemporaneo che mai: la tecnologia ha valore soltanto quando riesce a migliorare la vita delle persone.

Forse è proprio questa la lezione che rende Olivetti ancora “viva”. Non perché appartenga al passato, ma perché continua a offrire una prospettiva sul futuro. E vedere quel patrimonio culturale attraversare oceani e generazioni dimostra che le grandi idee, quando nascono da una visione autentica, non conoscono confini.

Immagine di Silvio De Rossi
Silvio De Rossi

Luglio 13, 2026

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