Siamo volati a Londra per vedere in anteprima la nuova Volvo XC60. Il modello più venduto nella storia del marchio svedese cambia soprattutto dove non si vede: la nuova generazione plug-in hybrid promette fino a 200 chilometri di autonomia elettrica, circa due volte e mezzo quella precedente. E racconta molto della strategia Volvo per i prossimi anni.
Per anni abbiamo considerato le auto plug-in hybrid una sorta di compromesso. Qualche decina di chilometri in elettrico per gli spostamenti quotidiani, un motore termico pronto a intervenire appena la batteria si esaurisce e la possibilità di affrontare un lungo viaggio senza preoccuparsi delle colonnine.
Con la nuova Volvo XC60, però, questo equilibrio cambia parecchio.
L’abbiamo vista in anteprima a Londra durante la presentazione delle novità Volvo e il numero intorno al quale ruota buona parte del progetto è uno: 200 chilometri.
È l’autonomia elettrica che può raggiungere la nuova Volvo XC60 plug-in hybrid, circa due volte e mezzo quella della generazione precedente. Una distanza che comincia a essere abbastanza importante da modificare concretamente il modo in cui si utilizza un’auto ibrida.

Volvo XC60, quando 200 km fanno la differenza
Duecento chilometri in elettrico non significano semplicemente avere una batteria più grande.
Significano, almeno potenzialmente, poter utilizzare il motore elettrico per diversi giorni consecutivi senza accendere quello termico. Casa, ufficio, scuola, palestra, spesa: per molti automobilisti la normale routine settimanale potrebbe svolgersi prevalentemente in modalità elettrica.
Il motore a combustione rimane però a disposizione quando cambia lo scenario. Un weekend fuori città, una vacanza o semplicemente un viaggio di qualche centinaio di chilometri non richiedono di programmare necessariamente le soste in funzione della ricarica.
È proprio qui che la nuova Volvo XC60 diventa interessante.
Non cerca di imitare un’elettrica. Mette insieme due sistemi di propulsione assegnando a ciascuno un compito preciso: l’elettrico nella vita quotidiana, il termico quando servono autonomia e flessibilità.
Il plug-in hybrid sta cambiando
È anche un segnale di quanto rapidamente stia evolvendo questa tecnologia.
La precedente generazione di plug-in hybrid ci aveva abituati ad autonomie elettriche che rendevano necessario ricaricare frequentemente per sfruttare davvero il vantaggio della batteria. Portare quella distanza verso i 200 chilometri cambia la prospettiva.
Il punto non è stabilire se una plug-in hybrid sia migliore o peggiore di un’elettrica pura. Sono due soluzioni differenti.
La domanda interessante è un’altra: quanto spesso avremo realmente bisogno del motore termico se possiamo percorrere fino a 200 chilometri prima di utilizzarlo?
Ed è probabilmente questa una delle chiavi della strategia Volvo. La transizione verso l’elettrico non avviene necessariamente nello stesso momento e allo stesso modo per tutti.
Un plug-in hybrid con un’autonomia elettrica di questo livello può diventare un ponte molto più concreto tra i due mondi.
Cambia, ma continua a essere una Volvo XC60
Naturalmente il lavoro non riguarda soltanto la motorizzazione.
La nuova Volvo XC60 evolve anche esteticamente, ma senza abbandonare quella riconoscibilità che negli anni è diventata uno dei suoi punti di forza.
Ed è una scelta comprensibile. Volvo XC60 non è un modello qualsiasi nella gamma del costruttore svedese: è diventata la Volvo più venduta di sempre.
Quando un’automobile raggiunge un risultato del genere, rivoluzionarla solo per dimostrare di aver creato qualcosa di nuovo può essere persino controproducente.
La filosofia scelta sembra quindi quella dell’evoluzione: aggiornare il linguaggio stilistico, rendere l’auto più contemporanea e intervenire sulla tecnologia senza cancellare il carattere che l’ha resa riconoscibile.
Dentro l’automobile sta diventando sempre più digitale
Lo stesso approccio continua nell’abitacolo.
L’ambiente della nuova Volvo XC60 diventa più digitale e connesso, seguendo un cambiamento che ormai riguarda l’intera industria automobilistica.
La differenza, però, è che oggi l’evoluzione di un’auto non termina più quando esce dalla fabbrica.
Software, servizi connessi e aggiornamenti stanno trasformando l’automobile in un prodotto capace di evolvere durante il proprio ciclo di vita. È un cambiamento meno spettacolare di un nuovo paraurti o di un grande display, ma probabilmente molto più profondo.
L’auto che acquistiamo oggi non deve necessariamente avere esattamente le stesse capacità tra tre o quattro anni.
E poi, naturalmente, c’è la sicurezza
Parlare di Volvo senza parlare di sicurezza sarebbe quasi impossibile.
Anche sulla nuova Volvo XC60 rimane uno degli elementi centrali del progetto. Ma il concetto stesso di sicurezza automobilistica sta cambiando.
Per decenni il lavoro dell’industria si è concentrato soprattutto sulle conseguenze dell’incidente: struttura della carrozzeria, cinture, airbag e sistemi capaci di proteggere gli occupanti nel momento dell’impatto.
Quella ricerca continua, ma oggi una parte sempre più importante della tecnologia lavora prima dell’incidente.
Sensori, software e sistemi di assistenza alla guida osservano continuamente ciò che succede intorno all’automobile, con un obiettivo apparentemente semplice ma estremamente complesso: riconoscere una situazione pericolosa abbastanza presto da poter intervenire.
È il passaggio dalla sicurezza passiva alla prevenzione.
La vera novità della Volvo XC60 non si vede
Ed è forse questo l’aspetto che ci ha colpito maggiormente vedendola a Londra.
A prima vista potremmo parlare della nuova Volvo XC60 come dell’evoluzione di un SUV di grande successo. Ma fermarsi al design significherebbe perdere la parte più interessante della storia.
La vera trasformazione avviene sotto la carrozzeria.
Arrivare fino a 200 chilometri utilizzando soltanto l’energia della batteria significa spostare molto più avanti il confine tra auto ibrida ed elettrica.
Non elimina il motore termico. Al contrario, gli assegna un ruolo diverso.
La nuova Volvo XC60 mette insieme l’esperienza dell’elettrico nella vita quotidiana e la libertà del motore termico quando serve.
E forse la domanda più interessante non è più quanto un’ibrida riesca a viaggiare in elettrico.
È quanto poco avremo bisogno di utilizzare il suo motore termico.


