Frenate automatiche, radar e telecamere stanno cambiando il nostro rapporto con l’auto. Ma cosa succede quando questi sistemi invecchiano, vengono riparati o perdono precisione? Dal confronto di Autopromotec a Roma emerge una questione che riguarda tutti noi: la tecnologia può proteggerci soltanto se continuiamo a prendercene cura.
Ci sono tecnologie che impariamo ad apprezzare quando intervengono. Un avviso che ci segnala un pericolo, una frenata che aiuta a evitare un tamponamento, una correzione che ci richiama all’interno della corsia. Altre diventano parte della nostra quotidianità quasi senza che ce ne accorgiamo: il cruise control adattivo durante un viaggio, per esempio, cambia il modo in cui affrontiamo le distanze e il traffico.
Gli ADAS, i sistemi avanzati di assistenza alla guida, hanno introdotto una presenza nuova nell’abitacolo. L’auto osserva quello che accade intorno a noi, interpreta alcune situazioni e può intervenire per aiutarci. E noi, progressivamente, impariamo a fidarci.
Da persona che guida molto e prova continuamente vetture diverse, considero questa evoluzione uno dei progressi più importanti dell’automobile contemporanea. Ma proprio la familiarità con questi dispositivi mi porta a una domanda: quanto conosciamo davvero i sistemi ai quali affidiamo una parte della nostra sicurezza?
È il tema affrontato il 1° ottobre a Roma, nella sede dell’Automobile Club d’Italia, durante “La sicurezza invisibile: ADAS, manutenzione e cultura della prevenzione nell’era dell’auto intelligente”, appuntamento di Autopromotec – The Dialogues. Un confronto tra istituzioni, Polizia Stradale e industria delle autoattrezzature, introdotto dal direttore di Quattroruote Alessandro Lago, che ha portato l’attenzione su un aspetto ancora poco presente nella conversazione pubblica: la sicurezza tecnologica deve accompagnare l’intera vita del veicolo.
Il valore degli ADAS, oltre la lista degli optional
Quando raccontiamo un’auto nuova, ci concentriamo spesso sul numero e sulle funzioni degli assistenti disponibili. È comprensibile: rappresentano una parte importante del prodotto e del suo valore. Ma dietro quei nomi, talvolta poco intuitivi, ci sono benefici concreti.
Durante l’incontro, Alessandra Zinno, direttore ACI per l’Educazione Stradale, la Mobilità e il Turismo, ha richiamato uno studio della Fondazione Filippo Caracciolo: la presenza degli ADAS determina una riduzione del rischio globale di incidente del 38% rispetto ai veicoli che ne sono privi. Per la frenata automatica d’emergenza, i dati citati indicano una riduzione dei sinistri del 35% e dei tamponamenti del 45%.
Numeri che aiutano a comprendere perché questi sistemi meritino attenzione. La loro utilità riguarda la possibilità di riconoscere un pericolo e di intervenire in quei momenti in cui il tempo a disposizione è ridotto.
La mia riflessione, però, riguarda anche il modo in cui li raccontiamo. Credo che dovremmo dedicare più spazio a spiegare come funzionano, quando possono aiutare e quali limiti hanno. La presenza di un dispositivo sulla scheda tecnica è soltanto il punto di partenza: il conducente deve sapere come utilizzarlo.
ACI ha sottolineato proprio l’importanza della formazione, attraverso i programmi dedicati agli ADAS nei Centri di Guida Sicura di Vallelunga e Lainate e nelle autoscuole del network Ready2Go. Un passaggio fondamentale, soprattutto quando si cambia automobile e ci si trova davanti a comandi, avvisi e modalità di intervento differenti.
Anche i “sensi” dell’auto hanno bisogno di manutenzione
Il punto più interessante emerso dal confronto riguarda ciò che accade dopo l’acquisto.
Andrea Lupi, di MAHLE, ha descritto gli ADAS come i “sensi aggiuntivi” del guidatore. Telecamere e radar leggono l’ambiente circostante, ma per farlo correttamente devono conoscere con precisione la propria posizione e direzione.
La sostituzione di un parabrezza, un urto o un intervento su paraurti, sospensioni e sterzo possono modificare questa condizione e rendere necessaria una calibrazione secondo le procedure previste dal costruttore. Anche uno scostamento minimo può alterare il modo in cui un sensore interpreta la strada.
Qui c’è un dettaglio che merita di essere ricordato: un sistema può apparire attivo senza lavorare con la precisione prevista. L’assenza di una spia accesa, quindi, non costituisce da sola una garanzia del suo corretto funzionamento.
È un concetto che cambia il nostro modo di pensare alla manutenzione. Siamo abituati a considerare pneumatici, freni e sterzo elementi da controllare. Con un’auto dotata di assistenti alla guida, dobbiamo estendere questa attenzione anche ai componenti elettronici che contribuiscono alla sicurezza.
Personalmente, trovo che questa sia la vera sfida culturale: imparare a prenderci cura anche di ciò che non possiamo valutare a colpo d’occhio. Un sensore disallineato può essere meno evidente di uno pneumatico consumato, ma questo non rende meno importante la verifica.
Fidarsi richiede consapevolezza
Guidando tante auto, mi confronto continuamente con sistemi diversi. Cambiano le interfacce, la sensibilità degli avvisi, il modo in cui viene comunicato un intervento. Questo rende importante dedicare tempo alla conoscenza della vettura, anche quando si ha molta esperienza al volante.
Gli ADAS assistono il conducente; la loro presenza richiede comunque attenzione e comprensione. Il rischio è che la fiducia diventi un’abitudine automatica, soprattutto se il guidatore continua a confidare in una protezione le cui prestazioni potrebbero essersi ridotte.
La riflessione che porto via da questo incontro è proprio questa: più una tecnologia entra nella nostra quotidianità, più dobbiamo comprenderla. Apprezzarne il valore significa anche conoscerne i limiti e verificare che conservi nel tempo le condizioni necessarie per funzionare.
Il controllo deve evolvere insieme all’auto
Durante il confronto è stata affrontata anche la possibilità di inserire verifiche specifiche degli ADAS nelle revisioni periodiche. Stefano Delfini, di NEXION, ha illustrato metodi allo studio che comprendono ispezioni fisiche, diagnostica elettronica e prove funzionali dei sensori.
L’obiettivo è rendere i controlli affidabili e ripetibili, tenendo conto degli spazi, dei tempi e degli investimenti necessari nei centri di revisione.
Sul piano europeo, Emiliano Pasin, di TEXA, ha richiamato la proposta di aggiornamento del Roadworthiness Package, presentata dalla Commissione europea il 24 aprile 2025. Come precisato durante l’incontro, il percorso legislativo è ancora in corso: il controllo degli ADAS nelle revisioni non dispone ancora di una regola definitiva e pienamente operativa.
La direzione, però, risponde a una necessità concreta. Se l’automobile cambia, devono evolvere anche gli strumenti con cui ne verifichiamo la sicurezza.
E questi strumenti devono confrontarsi con la strada reale. L’intervento del commissario capo tecnico Mario Porretto, del Servizio Polizia Stradale, ha evidenziato l’esigenza di dati più completi nella ricostruzione degli incidenti e di verifiche che considerino condizioni come pioggia, scarsa visibilità, curve, cantieri e segnaletica provvisoria. Situazioni che fanno parte dell’esperienza quotidiana di chi guida.
La sicurezza continua dopo l’acquisto
C’è infine una questione economica. Attrezzature, formazione e personale qualificato comportano costi per le officine, come ha ricordato Franco Benati di Sipav, società del gruppo CEMB. Spiegare bene il valore di una calibrazione diventa quindi essenziale: l’automobilista deve poter comprendere quale funzione viene verificata o ripristinata.
Da utilizzatore, credo che questa trasparenza possa fare la differenza. Sapere perché un controllo è necessario aiuta a riconoscerne il valore e a inserirlo nella cura ordinaria dell’auto.
Il confronto promosso da Autopromotec lascia una consapevolezza precisa: comprare una vettura tecnologicamente avanzata è l’inizio di un rapporto che richiede attenzione nel tempo. Coinvolge chi guida, chi ripara, chi controlla e chi definisce le procedure.
Continuo a vedere negli ADAS un alleato prezioso. Proprio per questo, penso che dovremmo smettere di considerarli una dotazione acquisita una volta per tutte. La loro efficacia va preservata lungo tutta la vita dell’automobile. È anche da questa cura, spesso invisibile, che passa la sicurezza sulle nostre strade.


