Meno di quattro metri e mezzo di lunghezza, la furbizia logistica di una monovolume, l’aria da ruote alte di un SUV e la concretezza brutale di un pick-up. La nuova FIAT Multiplay si presenta così. Come un laboratorio d’innovazione viaggiante che non ha alcuna intenzione di entrare in catena di montaggio così com’è, ma che punta a sparigliare le carte sul tavolo della mobilità che verrà.
A svelarla alla stampa internazionale ci hanno pensato Olivier Francois, Strategic Advisor di Stellantis, e Arnaud Belloni, CEO dei marchi FIAT, Abarth e Lancia. La domanda di partenza è di quelle che fanno “sudare” i reparti marketing. Come fai a progettare un’auto sola che riesca a reggere il ritmo forsennato di una famiglia moderna, capace di passare nel giro di poche ore dalla scuola alla palestra, dalla spesa grossa alla gita fuori porta?
L’architettura C-Pillar “Metamorfosi”

La risposta di Torino ha un nome preciso. Ovvero C-Pillar “Metamorfosi”. Intorno al montante posteriore ruota l’intera architettura del veicolo, capace di compiere il salto di specie grazie a un modulo che scorre longitudinalmente. Vuoi caricare la famiglia allargata? Sfrutti l’abitacolo chiuso a sei posti più uno. Ti serve spazio per le bici, le tavole da surf o mobili sbilenghi? In pochi movimenti la coda si apre, trasformandosi in un vero e proprio cassone da pick-up e riducendo i posti a quattro.
Persino l’aerodinamica ci mette lo zampino: lo spoiler posteriore sopra il lunotto ruota su sé stesso e diventa un portabici integrato per due due ruote, azzerando la necessità di accessori esterni posticci.
L’eredità della Multipla
C’è dentro parecchio passato, ben inteso. Questa fissa per lo spazio intelligentemente sprecato affonda le radici nella gloriosa FIAT 600 Multipla del 1956, sei posti in tre metri e mezzo. E nel capolavoro anticonformista del 1998. Ma qui la filosofia del “tutto dentro” viene portata alle estreme conseguenze, cucita addosso alle abitudini reali di chi guida.
Prendiamo l’abitacolo. Il posto in più nella configurazione 6+1 si chiama Petsenger seat ed è un vero e proprio coltellino svizzero della modularità: fa da base per il seggiolino dei bimbi, si converte in un rifugio sicuro per il cane, diventa tavolinetto o semplice pozzetto portaoggetti. E siccome i dettagli tradiscono il progetto, pezzetti del cuscino si staccano per diventare guinzagli, mentre nelle portiere compaiono ciotole pieghevoli.
Addio, insomma, a quella maledizione della terza fila di sedili che sulle auto di oggi è spesso uno sgabuzzino per passeggeri disperati: qui dietro c’è un’area dedicata ai ragazzi che i genitori controllano con un palmo di mano, ma dove trovano posto, all’occorrenza, anche gli adulti.
E quando si spegne il motore e ci si ferma in mezzo alla natura, il sedile anteriore fa un numero di magia: ruota all’indietro, sfrutta la plancia come schienale e si trasforma nella configurazione Sunseat, una vera chaise longue sotto il tetto panoramico, pensata per poltrire o leggere mentre fuori il mondo scorre. Vetri enormi e superfici vetrate generose fanno il resto, sbattendoti in faccia il panorama senza filtri.
Colori estivi e materiali sostenibili

Anche l’occhio vuole la sua parte, pescando a mani basse nell’immaginario dell’estate italiana. Il concept sfoggia una livrea verde brillante che richiama la buccia dell’anguria, abbinata a interni giocati sul rosso e sul rosa, pavimenti tenui e sfumature pixelate turchesi che accompagnano i passeggeri verso la Kids Area.
Sotto il profilo dei materiali, la parola d’ordine è sottrazione: tessuti monomateriale, maglieria 3D senza cuciture per azzerare gli scarti e finiture impermeabili dove sporcarsi è la regola. La plancia è una lama orizzontale pulitissima che richiama l’orizzonte del Mediterraneo, mentre la tecnologia fa un passo indietro: lo schermo a scomparsa sparisce del tutto nella plancia quando spegni il quadro, lasciando respirare l’ambiente senza sfarzi digitali inutili.
Alla fine, la Multiplay è soprattutto questo: un manifesto contro gli sprechi e un banco di prova spregiudicato per capire se un’unica auto può davvero fare il lavoro di tre.


