In casa Aston Martin c’è una nuova interpretazione del concetto di High Performance SUV. E si chiama DBX GT. Un modello che affianca a listino la cattivissima DBX S, spostando l’asse dell’offerta verso un lusso ancora più raffinato, un comfort acustico superiore e una guidabilità quotidiana pensata per le lunghe percorrenze.
L’obiettivo dichiaratamente perseguito dai tecnici di Gaydon è stato quello di smussare gli angoli più aggressivi del modello senza toccare di un millimetro la riserva di potenza e la dinamica di guida che rendono unica questa piattaforma.
Dettagli da alta orologeria per una presenza discreta
Guardandola da fuori, la DBX GT si riconosce per una serie di interventi estetici che ne modificano la percezione su strada. Il frontale abbandona le prese d’aria aggressive in favore di una calandra inedita a doppi listelli orizzontali, disponibile in finitura chiara oppure scura. Le lame metalliche si prolungano visivamente fino ai canali d’aria esterni, inglobando i LED diurni e allargando l’impronta a terra del paraurti.
L’ispirazione all’alta orologeria emerge con chiarezza lungo la fiancata. Qui trova spazio una nuova modanatura in metallo divisa in due parti, caratterizzata dall’alternanza tra superfici lucide e satinate. A differenza delle versioni più esasperate, l’intero kit estetico inferiore — che include la sezione bassa del paraurti, le minigonne e il diffusore di coda, viene verniciato di serie nella stessa tinta della carrozzeria, pulendo le linee complessive.
Di serie debuttano i cerchi forgiati da 22 pollici con finitura diamantata Satin Titanium, gommati con pneumatici All-Season pensati per isolare l’abitacolo e digerire il fondo stradale imperfetto. Per chi non vuole rinunciare al massimo dell’impronta a terra, resta comunque a catalogo la variante opzionale da 23 pollici.
Dietro, il punto di contatto con la strada si chiude con i quattro terminali di scarico accoppiati in orizzontale, rifiniti in metallo lucido all’esterno e anodizzato satinato all’interno. Un dettaglio funzionale oltre che estetico, dato che la GT condivide con la S il primato di SUV a benzina con motore a combustione pura più potente del pianeta.
Un salotto insonorizzato: 13% di rumore in meno a bordo

Dentro si respira l’impostazione classica del modello, capace di fondere la posizione di guida rialzata con la sensazione avvolgente delle sportive di Gaydon, ma l’attenzione alla manifattura raggiunge vette quasi maniacali. La conformazione delle sedute anteriori e posteriori è stata ridisegnata migliorando i sostegni laterali e inserendo uno strato di memory foam alto 10 millimetri nella struttura del cuscino.
Dietro fa il suo esordio una configurazione a sedili posteriori singoli, con poggiatesta estesi e imbottiture sagomate che replicano la postura delle poltrone anteriori, pur lasciando la praticità dell’omologazione a cinque posti. Il tetto panoramico in vetro compreso nell’equipaggiamento standard riempie la zona posteriore di luce naturale.
I comandi a rotella per le modalità di guida e i pulsanti secondari sono ricavati dal pieno in metallo anodizzato. La selleria in pelle semi-anilina, configurabile in schemi cromatici a tono unico, bicolore o tricolore, sfoggia lavorazioni a traforatura e ricami esclusivi. I numeri raccontano la cura costruttiva: per completare un singolo sedile anteriore servono più di quattro ore e mezza di manodopera, 691 metri di filo e 3.297 fori.
Il salto di qualità più evidente riguarda però la gestione del rumore. Gli ingegneri sono intervenuti sui punti critici del telaio, perfezionato le guarnizioni delle porte e inserito materiali fonoassorbenti dedicati nei pannelli porta, nei passaruota e nel bagagliaio, abbinandoli a vetri posteriori stratificati acustici e moquette ad alto spessore. Il dato quantificabile parla di un miglioramento del 13% nell’Articulation Index, il parametro che misura la facilità di conversazione a bordo tra i passeggeri mentre la vettura è in movimento.
727 CV e valvole idrauliche dedicate

Sotto il lungo cofano anteriore resta confermato il V8 biturbo da 4,0 litri già apprezzato sulla DBX S, capace di scaricare a terra 727 CV e 900 Nm di coppia grazie alle giranti dei turbocompressori derivate direttamente dalla supercar a motore centrale Valhalla. Le prestazioni restano di assoluto livello: lo scatto da 0 a 100 km/h è una pratica da 3,1 secondi (0-60 mph) e la velocità massima si attesta sui 310 km/h. L’impianto frenante sfrutta di serie i dischi carbo-ceramici da 420 mm davanti e 390 mm dietro, coordinati da uno sterzo con il medesimo rapporto di demoltiplicazione rapido della S e un diametro di sterzata contenuto in 12 metri.
La vera differenza nella guida di tutti i giorni passa dalle sospensioni. Gli ammortizzatori adottano valvole idrauliche con una taratura specifica, capaci di gestire i flussi d’olio durante le sollecitazioni ad alta frequenza e ridotta ampiezza, come l’asfalto rovinato, i mattonati urbani o le bande sonore, evitando che le vibrazioni si trasmettano al telaio. Inoltre, la rigidità delle molle cambia attivamente a seconda del programma di guida selezionato, modificando il bilanciamento del rollio a centro curva.
Il cambio automatico a 9 rapporti con frizione in bagno d’olio adotta nuove impostazioni per rendere le cambiate fluide sia nelle manovre a bassa velocità sia nelle uscite di curva a pieno gas. Per affinare il feeling strutturale sono stati introdotti nuovi supporti del cambio ad alta rigidità derivati dall’esperienza Valhalla e due smorzatori longitudinali che collegano la scocca al telaietto posteriore, attutendo i colpi secchi quando si affrontano buche o dossi pronunciati.
Infine, anche la voce del V8 è stata accordata su frequenze diverse. Il silenziatore posteriore sfrutta un sistema di doppio mescolamento dei gas di scarico che elimina i toni metallici più acuti: la modalità GT mantiene la nota sorda e molto discreta nell’uso cittadino, mentre selezionando le mappe Sport e Sport+ le valvole si aprono restituendo il timbro pieno dei motori di Gaydon.
Le prime consegne della nuova Aston Martin DBX GT prenderanno il via nel corso del quarto trimestre del 2026.


