Volvo XC60 plug-in hybrid: la fusione di design e sostenibilità ci racconta la storia del brand

Siamo stati a Londra per ammirare in anteprima nuova Volvo XC60 plug-in hybrid e abbiamo incontrato Camille Audra, Color & Material Designer di Volvo Cars. Le abbiamo fatto una domanda: come riesce Volvo a unire sostenibilità e design contemporaneo senza perdere la propria identità? La sua risposta, in realtà, racconta molto più di un’automobile. Racconta una storia iniziata quasi cent’anni fa.

Ci sono automobili che cercano continuamente di stupirti. Display sempre più grandi, luci, superfici, animazioni, dettagli costruiti per attirare immediatamente l’attenzione. Poi ci sono auto che sembrano cercare quasi l’effetto opposto. Quando sali su una Volvo difficilmente hai la sensazione che qualcuno voglia impressionarti a tutti i costi. C’è qualcosa di più tranquillo nella luce, nei colori, nei materiali e nello spazio. Persino la tecnologia tende a inserirsi nell’ambiente senza necessariamente diventarne la protagonista. Una sorta di serenità progettata. Ed è interessante perché tutto questo arriva da un marchio che sta affrontando una delle trasformazioni più importanti della propria storia. Elettrificazione, software, nuovi materiali, intelligenza artificiale e sostenibilità stanno cambiando praticamente tutto. Eppure una Volvo continua a sembrare una Volvo.

Dal 1927, prima vengono le persone

Per comprenderne il motivo bisogna probabilmente tornare al 1927, quando la prima Volvo, la ÖV4, uscì dalla fabbrica di Göteborg. La storia del marchio è attraversata da un’idea abbastanza precisa: progettare automobili pensando prima di tutto alle persone. Questa filosofia ha trovato una delle sue espressioni più importanti nel 1959, quando Volvo introdusse di serie sulla PV544 la cintura di sicurezza a tre punti sviluppata dall’ingegnere Nils Bohlin. Secondo Volvo, quell’invenzione ha contribuito a salvare oltre un milione di vite. Nel 1970 nacque poi il Volvo Traffic Accident Research Team, creato per studiare gli incidenti reali e utilizzare ciò che accade sulle strade per progettare automobili più sicure. E nel 1976 Volvo introdusse la Lambda Sond, una tecnologia destinata ad avere un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni nocive delle automobili. Sicurezza, persone, ambiente: tre elementi apparentemente differenti che nel corso della storia Volvo hanno finito spesso per intrecciarsi.

Ed è forse proprio questo il punto. La sostenibilità per Volvo non nasce oggi perché è diventata una delle parole più utilizzate dall’industria automobilistica. È piuttosto l’evoluzione di un modo di interpretare l’automobile e il rapporto che questa ha con le persone e con ciò che la circonda. Oggi quel percorso passa inevitabilmente dall’elettrificazione, ma anche dai materiali, dal modo in cui vengono progettati gli interni e persino dai colori che vengono scelti.

La sostenibilità non può essere uguale per tutti

A Londra abbiamo incontrato Camille Audra, Color & Material Designer di Volvo Cars, e le abbiamo chiesto proprio come faccia Volvo a mettere insieme sostenibilità e design contemporaneo senza perdere la propria identità. La prima cosa interessante è che Camille non considera la sostenibilità una formula da applicare indistintamente a tutte le automobili. «Per noi è una grande domanda. E naturalmente, a seconda dell’auto, affrontiamo la sostenibilità con approcci differenti.» Nel caso della nuova Volvo XC60 plug-in hybrid entra inevitabilmente in gioco il tema dell’elettrificazione e della maggiore possibilità di utilizzare l’auto in modalità elettrica. «In questo caso, naturalmente, abbiamo il tema della lunga autonomia. L’obiettivo generale è offrire alle persone un passaggio che permetta loro di arrivare alle auto elettriche.»

È interessante soprattutto il concetto di passaggio. Volvo ha aggiornato nel 2024 la propria strategia di elettrificazione: entro il 2030 punta a far sì che tra il 90 e il 100% delle proprie vendite globali sia costituito da automobili elettrificate, quindi completamente elettriche o plug-in hybrid, lasciando eventualmente fino al 10% a modelli mild hybrid. La direzione verso l’elettrico rimane, ma il percorso tiene conto del fatto che clienti e mercati si stanno muovendo a velocità differenti. Ed è qualcosa che emerge anche dalle parole di Camille: «Vogliamo che ognuno possa avere il proprio veicolo, costruire la propria storia con l’auto e utilizzarla in funzione delle proprie esigenze.»

La sostenibilità si deve poter toccare

Poi smettiamo di parlare di motori. Perché una parte importante della trasformazione dell’automobile si trova esattamente dove appoggiamo le mani quando entriamo nell’abitacolo. «Per quanto riguarda il design, io sono una Color & Material Designer e quindi naturalmente ho una specializzazione specifica sui materiali», ci racconta Camille. Ed è proprio attraverso questi che Volvo sta cercando di modificare anche la tradizionale idea di automobile premium: «Stiamo cercando di riuscire a utilizzare materiali riciclati all’interno delle automobili mantenendo allo stesso tempo il carattere premium e la qualità.»

Sembra quasi scontato, ma non lo è affatto. Per decenni l’automobile premium ha utilizzato un vocabolario molto preciso: pelle, legno, metallo, superfici morbide e materiali costosi. Oggi l’industria deve riuscire a costruire una nuova idea di qualità introducendo anche materiali riciclati e rinnovabili. Il rischio è che sostenibile venga percepito come sinonimo di meno pregiato. Ed è esattamente ciò che Volvo vuole evitare. «Cerchiamo sempre di mantenere gli stessi standard di qualità e lo stesso carattere premium quando utilizziamo un materiale riciclato rispetto a quando utilizziamo un materiale che non lo è. La qualità del materiale è molto importante anche per noi.»

Volvo utilizza già diverse soluzioni che vanno in questa direzione. Il Tailored Wool Blend, per esempio, è composto per il 30% da lana naturale e per il 70% da poliestere riciclato, mentre Nordico utilizza PVC bio-attributed e un supporto tessile in poliestere riciclato al 100%. Il marchio sperimenta inoltre il recupero di materiali come vecchi telai di finestre e tapparelle in PVC, che possono essere trasformati in elementi decorativi destinati agli interni. Il punto, però, non è semplicemente aumentare la percentuale di materiale riciclato presente in un’automobile. È riuscire a farlo senza chiedere al cliente di accettare un compromesso. In altre parole, cambiare il significato stesso della parola premium.

Per capire una Volvo bisogna capire la Scandinavia

A questo punto della nostra conversazione Camille porta il discorso lontano dall’automobile e lo porta in Svezia. «Per Volvo la natura è davvero una questione che fa parte del nostro DNA scandinavo. È un marchio con un’eredità molto forte, radicata in Scandinavia. È uno stile di vita.» Camille vive da otto anni in Svezia e il rapporto particolare che gli scandinavi hanno con l’ambiente che li circonda è qualcosa che ormai sperimenta personalmente: «Vivo da otto anni in Svezia, dove lavoro in Volvo, e puoi davvero sperimentarlo. La natura è davvero importante. Le stagioni cambiano moltissimo e questo ti influenza ogni giorno.»

Poi c’è la luce. Chi vive nel Mediterraneo probabilmente non pensa alla luce come a un vero materiale di design. Nel Nord Europa è quasi inevitabile farlo. «È una questione anche di luce: in estate ne hai tantissima e poi improvvisamente, in inverno, le giornate diventano molto, molto corte. Puoi vedere come tutto questo influenzi lo stile di vita delle persone e il modo in cui vivono.» Il risultato è un rapporto particolare con gli spazi interni e con la necessità di mantenere un collegamento con ciò che rimane fuori. Camille lo riassume con una frase semplicissima: «Hai bisogno di far entrare la natura dentro casa.»

Ed è esattamente ciò che Volvo prova a fare anche dentro un’automobile. «Da questo nascono materiali naturali, si lavora con i contrasti, con le tonalità chiare, ed è qualcosa che vogliamo portare anche nelle nostre automobili.» Legno, tessuti, superfici opache, colori naturali e luce smettono così di essere elementi indipendenti e diventano parti di uno stesso linguaggio. Non è semplicemente minimalismo scandinavo applicato all’automobile. È il tentativo di trasferire nell’abitacolo un determinato rapporto con l’ambiente.

Anche un colore può farci stare meglio

Durante il nostro incontro Camille ci mostra anche Cardamomo, una delle tonalità utilizzate per gli interni. «Questo interno utilizza uno dei nostri nuovi rivestimenti. Lo chiamiamo Cardamomo. Ha questo tono caldo davvero piacevole, ma è anche piuttosto chiaro.» Potrebbe sembrare una scelta puramente estetica, ma dietro c’è qualcosa di diverso: «Ci piace giocare con questi contrasti, utilizzare colori morbidi e una saturazione molto bassa, per creare un interno che ti calmi e nel quale tu possa sentirti bene. Per noi anche questo fa parte del DNA scandinavo.»

Ed è forse una delle frasi che meglio raccontano il design Volvo. Perché significa che il colore di un sedile non viene scelto soltanto perché è bello o perché segue una tendenza, ma anche per determinare come ci sentiamo all’interno dell’automobile. In un momento in cui moltissime auto cercano di stimolarci continuamente attraverso schermi, notifiche, illuminazione, animazioni e modalità di guida, Volvo sembra quasi cercare la strada opposta. Non significa rifiutare la tecnologia: le Volvo contemporanee sono sempre più digitali, connesse e aggiornabili. Significa provare a inserirla in un ambiente che continui a trasmettere una sensazione di calma.

Ed è qui, secondo me, che design, natura, sostenibilità e sicurezza finiscono per diventare parti dello stesso discorso. Perché sicurezza non significa soltanto proteggere chi si trova a bordo nel momento in cui accade qualcosa. Significa anche prevenire, semplificare e costruire un ambiente nel quale chi guida possa sentirsi a proprio agio. Naturalmente una tonalità chiara o un materiale naturale non rendono tecnicamente più sicura un’automobile, ma raccontano la stessa attenzione verso la persona che Volvo ha cercato di mettere al centro del proprio prodotto per decenni.

Volvo XC60, una storia che racconta il marchio

Non è casuale che questa conversazione sia avvenuta proprio in occasione della nuova Volvo XC60 plug-in hybrid. Volvo XC60 debutta nel 2008 e nel 2025 raggiunge un risultato storico: con oltre 2,7 milioni di esemplari venduti supera Volvo 240 e diventa il modello Volvo più venduto di sempre. Nel 2018 ha inoltre conquistato il titolo di World Car of the Year. Sono numeri che raccontano quanto questo modello sia diventato centrale nell’identità contemporanea del marchio e forse proprio per questo è interessante osservare il modo in cui Volvo ha scelto di farlo evolvere.

Non attraverso una rivoluzione che cancella ciò che c’era prima, ma attraverso una serie di trasformazioni. Elettrificazione senza imporre a tutti lo stesso percorso, materiali riciclati senza rinunciare alla qualità, tecnologia senza rinunciare alla serenità, design contemporaneo senza perdere il rapporto con la natura. È la stessa idea che attraversa continuamente le parole di Camille e che ritroviamo anche nella strategia ambientale dell’azienda. Volvo punta a ridurre entro il 2030 le emissioni di CO₂ per automobile del 65-75% rispetto ai livelli del 2018 e mantiene l’ambizione di raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2040.

Sono obiettivi industriali enormi, ma parlando con una designer ci si rende conto che questa trasformazione passa anche attraverso decisioni apparentemente molto più piccole: la percentuale di poliestere riciclato in un tessuto, la provenienza della lana, la superficie di un rivestimento, la saturazione di un colore o il modo in cui la luce viene percepita nell’abitacolo. Dettagli che possono sembrare marginali, fino a quando non vengono moltiplicati per milioni di automobili.

Quasi cent’anni dopo, una Volvo deve ancora sembrare una Volvo

Volvo compirà cento anni nel 2027. In questo secolo l’automobile è cambiata radicalmente e nei prossimi dieci anni probabilmente cambierà ancora più velocemente. Eppure esiste un filo abbastanza evidente che collega molte delle tappe della storia del marchio. Nel 1959 significava pensare a come trattenere meglio una persona durante un incidente. Negli anni Settanta voleva dire studiare ciò che accadeva realmente sulle strade e iniziare ad affrontare anche il problema delle emissioni. Oggi significa elettrificare le automobili, ridurre l’impatto dei materiali, progettare interni più semplici e capire come utilizzare una quantità crescente di tecnologia senza trasformarla necessariamente nella protagonista.

Cambiano gli strumenti, ma rimane l’idea che al centro dell’automobile debba esserci chi la utilizza. Ed è forse per questo che il racconto di Camille Audra sulla natura svedese, sulle stagioni, sulla luce, sui materiali riciclati e persino su un colore chiamato Cardamom è molto meno marginale di quanto possa sembrare. Racconta come Volvo vede l’automobile.

Puoi cambiare il motore. Puoi elettrificarla. Puoi utilizzare materiali differenti. Puoi inserire software e intelligenza artificiale. Puoi ridisegnare completamente il modo in cui interagiamo con lei. Ma alla fine, quando apri la portiera, devi ancora avere la sensazione di essere entrato in una Volvo.

Fonti

Volvo Cars – Materiali e sostenibilità
https://www.volvocars.com/it/sustainability/materials/

Volvo Cars – Volvo XC60 diventa la Volvo più venduta di sempre
https://www.volvocars.com/it/media/press-releases/F9EE93F9D994F0EB/

Volvo Cars – La cintura di sicurezza a tre punti
https://www.volvocars.com/it/media/press-releases/DE8C1DE9EBE198B5/

Volvo Cars – Traffic Accident Research Team
https://www.volvocars.com/intl/media/press-releases/896C0B779D3B114F

Volvo Cars – Strategia di elettrificazione e obiettivi 2030
https://www.volvocars.com/intl/media/press-releases/E5E3621129484ACD/

Immagine di Silvio De Rossi
Silvio De Rossi

Settembre 17, 2026

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