Nuova Mitsubishi Pajero: la regina dell’off-road è tornata, ed è anche 7 posti

La Pajero è ufficialmente tornata, e non si tratta del solito restyling di facciata. Chi segue il marchio sa bene che dal 2006 a oggi la fuoristrada giapponese è stata tenuta in vita con aggiornamenti minimi, fino allo stop definitivo del 2021.

Per anni Mitsubishi ha dovuto fare i conti con i bilanci e con le nuove priorità dettate dall’alleanza con Nissan e Renault, puntando tutto su modelli come Triton e Outlander. Ora che il pubblico ha ricominciato a comprare fuoristrada duri e puri, a Tokyo hanno deciso che era il momento di far ripartire la “catena di montaggio”.

Assetto da lunghe percorrenze

Per questa quinta generazione gli ingegneri hanno preferito tagliare i ponti con il passato recente. La vecchia struttura monoscocca va in soffitta per far posto a un classico telaio a longheroni e traverse, lo stesso impiegato sul pick-up Triton. Una decisione diciamo pure pragmatica, che permette di abbattere i costi industriali spostando l’assemblaggio negli impianti thailandesi della marca, senza rinunciare alla robustezza necessaria quando l’asfalto finisce.

La vera differenza rispetto a un veicolo da lavoro la fa l’impostazione delle sospensioni. Se l’avantreno mantiene lo schema a quadrilatero, dietro i tecnici hanno gettato via le balestre del Triton per montare un ponte rigido a cinque bracci con molle elicoidali. È la chiave per trovare un punto d’incontro tra il comfort d’uso nei lunghi viaggi autostradali e quell’escursione delle ruote indispensabile per superare gli ostacoli più ostici.

Forme imponenti e citazioni degli anni Ottanta

Sul piano estetico la nuova Pajero punta tutto su una presenza scenica importante, figlia di quel linguaggio formale che in azienda chiamano “Grand Charisma“. La vettura misura quattro metri e novantadue di lunghezza, uno e novantatré di larghezza e quasi uno e novantadue d’altezza, con un passo che sfiora i due metri e novanta. Il frontale, rigorosamente verticale, prende spunto dalle maschere del Kendo e incornicia i gruppi ottici a LED a forma di “T” insieme a una griglia sdoppiata, personalizzabile con trama a nido d’ape o a listelli.

L’operazione “nostalgia” è evidente nei dettagli sparsi lungo la carrozzeria. La linea del montante posteriore ricalca in modo esplicito il profilo del roll-bar visto sulla prima serie del 1982, mentre dietro, dove la ruota di scorta esterna ha ceduto il passo a un portellone pulito, compare un intaglio esagonale che ne evoca la presenza. A chiudere il quadro pensano i passaruota squadrati, riempiti da cerchi neri da venti pollici.

Un solo motore al lancio e trazione da prima della classe

Sotto il cofano debutterà inizialmente un’unica motorizzazione turbodiesel da 2,4 litri e 204 cavalli, capace di esprimere 480 Nm di coppia massima attraverso un cambio automatico a otto rapporti. Se l’assenza iniziale di un modulo elettrificato farà discutere, l’hardware dedicato al fuoristrada punta a mettere tutti d’accordo.

La trazione integrale sfrutta l’ultima evoluzione del sistema Super Select 4WD-II, gestito dal controllo dinamico S-AWC. Una manopola sul tunnel centrale permette di passare al volo dalla trazione posteriore per l’asfalto asciutto a quella integrale permanente, fino al bloccaggio del differenziale centrale e all’inserimento delle ridotte per i passaggi critici. L’elettronica aggiunge poi sette mappature specifiche per superfici come fango, neve, sabbia o roccia. Dati alla mano, le capacità dinamiche parlano chiaro: ventitré centimetri di luce da terra, angolo d’attacco superiore ai trenta gradi, uscita a venticinque e mezzo e dosso a ventidue e sei.

Un salotto a sette posti che strizza l’occhio ai nostalgici

L’abitacolo si stacca nettamente dalla ruvidezza esterna per offrire un ambiente spazioso e ben rifinito, strutturato su tre file di sedili per accogliere fino a sette persone. La seconda fila può scorrere di quindici centimetri per bilanciare lo spazio tra gambe e bagagliaio. Sulla plancia domina un unico pannello curvo che racchiude i due schermi da oltre quattordici pollici dedicati a strumentazione e infotainment.

Tra le varie schermate del display spicca la ricostruzione digitale del vecchio “Multi-Meter” a tre quadranti, con bussola, altimetro e inclinometro che faranno la felicità di chi guidava le Pajero degli anni Novanta. Finiture in pelle con impunture di ispirazione Kimekomi e un impianto audio Yamaha a dodici altoparlanti alzano quindi l’asticella del comfort. Sul fronte della sicurezza la dotazione comprende la guida assistita di secondo livello tramite la suite MI-PILOT, la frenata automatica e otto airbag compreso quello centrale anteriore.

Il piano per i mercati e l’incognita europea

Il calendario delle vendite partirà a tappe coperte: la Thailandia farà da apripista, seguita verso la fine del 2026 da Giappone e Australia, per poi estendersi a oltre cento paesi nel corso del 2027. Restano invece incerti i tempi per il continente europeo, dove le normative sulle emissioni rendono probabile uno sbarco ritardato, magari in concomitanza con la futura variante ibrida. La scommessa commerciale resta comunque chiara: riposizionare l’immagine del marchio verso l’alto e sfidare senza timori reverenziali concorrenti dirette come Toyota Land Cruiser Prado e Ford Everest.

Immagine di Riccardo Mantica
Riccardo Mantica

Settembre 3, 2026

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