Alla Monterey Car Week 2026 McLaren ha tirato fuori dal garage un’idea che da sola vale una dichiarazione d’intenti. Parliamo della McL 6GT. Una vettura chenasce per fare da ponte tra le origini del marchio e la sua futura direzione tecnica. La scintilla? Arriva direttamente niente meno che dalla M6GT degli anni ’60, la supercar personale che Bruce McLaren voleva produrre ma che non riuscì mai a portare su strada.
Non si tratta di un semplice esercizio di stile destinato a rimanere sotto un telo dopo i concorsi d’eleganza. Perché questo concept fissa le basi per una nuova famiglia di vetture ancora più esclusiva, posizionata oltre il listino attuale, che diventerà realtà su strada nel 2028.

Sotto la carrozzeria c’è una risposta controtendenza rispetto al mercato attuale. Troviamo una struttura in fibra di carbonio, un motore V8 a benzina e la trazione posteriore. Ma la vera sorpresa sta al centro del tunnel. Infatti per la prima volta dalla leggendaria McLaren F1 degli anni ’90, la casa di Woking ripropone un cambio manuale meccanico.
L’amministratore delegato Nick Collins spiega l’operazione sottolineando come la McL 6GT immagini ciò che il fondatore avrebbe voluto completare, arricchito però da sei decenni di innovazione e passione. Per la dirigenza si tratta del simbolo di un futuro audace e provocatorio che il marchio si prepara a concretizzare.
Un’auto da guidare con le mani e con i muscoli

Tutto il progetto della McL 6GT gravita attorno a un tipo di guida che sta scomparendo, basato su sensazioni fisiche e risposte meccaniche dirette. Gli ingegneri hanno lavorato affinché ogni cambiata, ogni pressione sull’acceleratore e ogni movimento dello sterzo idraulico richiedano un’azione precisa e consapevole da parte di chi guida.
Questa ricerca della materia si nota anche nei comandi in alluminio lavorato con finitura zigrinata e nell’ergonomia dell’abitacolo, dove spiccano dettagli presi dalla M6GT originale. La leva del cambio manuale, ad esempio, è stata calibrata per offrire la giusta corsa tra le marce e nasconde nell’asta un elemento unico: uno “Speedy Kiwi” tridimensionale, ovvero il primo storico logo scelto da Bruce per le sue vetture.
Dal pezzo unico di Goodwood alla produzione di serie
Per capire l’origine della vettura bisogna fare un passo indietro fino all’ultimo Goodwood Festival of Speed, dove la divisione McLaren Special Operations ha mostrato una ricostruzione unica dell’originale M6GT degli anni ’60.
La McL 6GT spinge quell’omaggio un passo più in là. La sigla stessa unisce l’anima della pista alla storia delle vetture stradali del marchio, creando un legame diretto tra la visione del fondatore e l’identità che McLaren vuole mantenere nei prossimi anni.
Forme da prototipo anni ’60 e aerodinamica moderna
Lo stile reinterpreta le proporzioni dei prototipi Can-Am dell’epoca, a partire dalla M6A su cui si basava l’auto di Bruce McLaren. La vettura si presenta molto bassa e larga, con un muso vicino all’asfalto e volumi puliti che scorrono senza interruzioni fino alla coda tronca in configurazione Kammback. L’abitacolo appare incastonato dentro la carrozzeria per fendere l’aria riducendo la resistenza, proprio come si faceva nelle gare di sessant’anni fa.
Il passato emerge continuo nei dettagli esterni e interni. Le luci posteriori con il motivo ‘Racing Loop’ sono modellate direttamente nei condotti dell’aria, mentre la targa originale della prima M6GT viene riproposta come grafica tono su tono sulla carrozzeria.
La firma di Bruce McLaren si trova all’interno del vano motore, e lo “Speedy Kiwi” ricompare anche incise sul tappo del serbatoio. Nell’abitacolo, la selleria con cuciture a riquadri boxed quilting dialoga con una strumentazione digitale di nuova concezione, pensata per offrire la massima chiarezza e immediatezza di lettura.
Carbonio a vista e rigore meccanico
La fibra di carbonio rimane il filo conduttore dell’azienda, usata qui per connettere due epoche diverse. Una monoscocca ultra-leggera di ultima generazione sostiene pannelli carrozzeria nello stesso materiale, garantendo un rapporto peso-potenza di assoluto rilievo.
Dentro l’abitacolo, le finiture in carbonio lucido lasciate a vista richiamano essenzialità delle vecchie auto da corsa. Ogni singolo componente è stato collocato con uno scopo preciso. Eliminare il peso superfluo e massimizzare la connessione fisica tra il pilota e la strada.


