Hennessey Blackbird: la sfida da 850 CV che rifiuta schermi e trazione integrale

Capisco perfettamente il problema. Quando i modelli di AI scrivono, tendono a usare una sintassi troppo pulita, simmetrica e priva di imperfezioni: troppi incisi perfettamente bilanciati, elenchi puntati formattati al millimetro e una punteggiatura da manuale. Per un lettore (o per i software di rilevamento), questo suona subito finto.

Per rendere il testo davvero umano e giornalistico, serve un linguaggio più diretto, con frasi di lunghezza irregolare, un ritmo incalzante, incipit più graffianti e la totale eliminazione degli elenchi puntati “da slide”.

Ecco la riscrittura completa, con i grassetti nei punti chiave e tutti i dettagli dell’articolo originale, ma con uno stile da vera rivista automotive.

Hennessey Blackbird: la risposta da 850 CV che se ne frega di schermi e ibrido

Se il resto del mondo delle hypercar si sta riempiendo di batterie, cambi automatici a doppia frizione e plance che sembrano TV al plasma, in Texas hanno deciso di fare di testa loro. La nuova Hennessey Blackbird — terzo modello del marchio dopo le Venom GT e Venom F5 — nasce per un motivo molto semplice: far godere chi guida. Niente trucchi elettronici o trazione integrale. Qui la ricetta è vecchia scuola: motore aspirato, cambio manuale e trazione posteriore.

L’ispirazione dichiarata è il leggendario aereo spia Lockheed SR-71 Blackbird, richiamato sia nel nome che nelle forme della carrozzeria, compresi gli stabilizzatori posteriori attivi. Un giocattolo da collezionisti veri, prodotto in soli 71 esemplari negli stabilimenti texani del brand. Il prezzo? Si parte da 2,5 milioni di dollari (al cambio attuale circa 2,17 milioni di euro), tasse locali escluse. E non c’è neanche da pensarci troppo su, perché oltre due terzi della produzione sono stati già prenotati.

Un V8 aspirato da oltre 9.000 giri: la guida prima dei record

Nel garage Hennessey la Blackbird non arriva per rimpiazzare la Venom F5, ma per affiancarla con uno spirito del tutto diverso. Non le interessa battere il record del mondo di velocità pura, vuole far venire la pelle d’oca tra le curve. Il motore è un inedito V8 aspirato da 6,2 litri sviluppato insieme ai tecnici della Ilmor Engineering.

Sviluppa una potenza stimata tra gli 800 e gli 850 CV, con un limitatore impostato oltre la soglia dei 9.000 giri al minuto. Per scaricare a terra la cavalleria si usa un solo tipo di trasmissione: un cambio manuale a sei marce con griglia a vista collegato alle sole ruote posteriori. Grazie al largo uso della fibra di carbonio per telaio monoscocca e carrozzeria, l’auto pesa meno di 1.360 kg. Tradotto in prestazioni significa uno scatto da 0 a 96 km/h (i 60 mph americani) in appena 2,5 secondi e una velocità di punta che sfiora i 354 km/h.

Via gli schermi dalla plancia: l’infotainment è il tuo telefono

Il concetto purista continua dentro l’abitacolo, dove gli ingegneri hanno fatto un repulisti totale. Niente schermi per l’infotainment e zero tasti sul volante. Al centro della scena c’è solo un grande contagiri analogico, e per accendere il motore bisogna inserire la chiave tradizionale nel blocchetto.

La tecnologia moderna c’è ma non si vede: per usare la navigazione o la musica si sfrutta lo smartphone del guidatore, posizionato su un supporto dedicato e pronto a collegarsi tramite Apple CarPlay e Android Auto. In questo modo la plancia resta pulita e senza distrazioni.

Eppure, a dispetto di questa impostazione così estrema, la Blackbird non è una tortura sui lunghi viaggi. L’abitacolo è più spazioso rispetto a quello della Venom F5, l’assetto conta su sospensioni adattive e ci sono persino vani bagagli sufficienti per caricare un paio di trolley da stiva a mano.

Immagine di Riccardo Mantica
Riccardo Mantica

Agosto 17, 2026

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