Il settore della moda sostenibile vale 12,46 miliardi di dollari nel 2025 e arriverà a 53,37 miliardi entro il 2032, con un CAGR del 23,1 % (Coherent Market Insights). Non più nicchia, ma business strategico.
I numeri del problema
La moda è responsabile del 10% delle emissioni di CO₂ globali, del 20% dell’inquinamento idrico e produce ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti tessili (ISPO). Un paio di jeans può richiedere fino a 3.781 litri d’acqua.
Innovazioni in corso
Startup come Everbloom stanno trasformando scarti tessili in fibre “cashmere-like”, già adottate da produttori italiani di pregio (Vogue Business). Intanto Kering ha lanciato laboratori dedicati al bio-based, mentre LVMH punta sulla tracciabilità totale.
La sfida della trasparenza
Secondo il Vogue Business Sustainability Survey 2025, il 43% delle aziende moda ha fissato obiettivi audaci ma con team di sostenibilità sottodimensionati (Vogue Business). Il Fashion Pact, nato nel 2019, conta ancora oggi un quarto dei membri senza target climatici chiari (FT).
Glamour responsabile
La sfida è trasformare la sostenibilità da dovere morale a desiderio estetico. Perché un abito green deve essere non solo giusto, ma irresistibile. Solo allora il lusso riuscirà a conciliare etica ed emozione.


