La fine della produzione della R8 sembrava aver messo la parola fine alle sportive a motore centrale di Ingolstadt. Invece, Audi ha sparigliato le carte svelando la Nuvolari, una coupé estrema che non solo riallaccia il filo con il passato, ma sposta decisamente più in alto l’asticella delle prestazioni del marchio.
Il nome? Un omaggio esplicito a Tazio Nuvolari, il “Mantovano Volante”, che negli anni ’30 correva e vinceva con la Auto Union. Debutto commerciale fissato per la fine del 2026 e le prime consegne previste entro la prima metà del 2027.
La sfida del V8 plug-in
La base tecnica è quella della Lamborghini Temerario, ma a Ingolstadt si sono concentrati sulla calibrazione della dinamica e su una timbrica di scarico che fosse coerente con l’identità Audi.
Il cuore meccanico è un V8 biturbo da 4.0 litri che eroga 800 CV e mura a 10.000 giri, un regime di rotazione che sposta il funzionamento del motore direttamente in quota motorsport. La spinta del termico si incrocia con quella di tre unità elettriche a flusso assiale da 150 CV ciascuna. Due motori lavorano sull’asse anteriore, configurando la trazione integrale e gestendo elettronicamente il torque vectoring tra le ruote; il terzo è invece calettato dentro la scatola del cambio a doppia frizione.

La potenza complessiva sale così a 1.001 CV complessivi. Sul fronte delle prestazioni cronometrate, la Nuvolari si mette alle spalle lo 0-100 km/h in 2,6 secondi, tocca i 200 km/h in 6,8 secondi e allunga oltre i 350 km/h. La batteria da 7,3 kWh alimenta il sistema e permette anche brevi trasferimenti a motore spento, selezionando la voce E-Hybrid.
Dalla Formula 1 alla strada
Gestire una simile esuberanza ha richiesto soluzioni ingegneristiche di derivazione racing, attingendo direttamente dal bagaglio di competenze che Audi sta sviluppando per il suo imminente ingresso in Formula 1. Sulla Nuvolari debutta il sistema Quattro Predictive Ride. Questa tecnologia analizza in tempo reale i dati provenienti dai sensori di bordo – monitorando costantemente l’angolo di sterzo, l’accelerazione laterale e i livelli di aderenza – per ripartire la coppia tra le ruote in modo predittivo. Secondo i dati dichiarati dalla casa, questo sistema garantisce una precisione di guida superiore del 30% rispetto ai sistemi di trazione tradizionali.
Anche la gestione dei flussi d’aria è attiva e sofisticata. L’ala posteriore mobile si adatta in autonomia alle condizioni di marcia configurandosi su tre posizioni distinte: Closed (minima resistenza), Low Downforce (carico ridotto) e High Downforce (massimo carico). In quest’ultima configurazione, la vettura è in grado di generare fino a 400 kg di spinta verticale verso il basso per assicurare stabilità nelle curve veloci. Per i rettilinei, il conducente può attivare manualmente il sistema DRS tramite un comando specifico sul volante, riducendo la resistenza aerodinamica esattamente come fanno in pista i piloti ufficiali del team, Nico Hülkenberg e Gabriel Bortoleto.
Design d’autore tra “brutale moderazione” e richiami storici
Lo stile della vettura porta la firma del nuovo capo del design Audi, Massimo Frascella, che con questo progetto introduce un nuovo corso stilistico battezzato “brutale moderazione”. Il corpo vettura fonde linee tese e superfici estremamente pulite, dominate all’anteriore da una reinterpretazione della calandra Singleframe, ora arricchita da 64 elementi metallici mobili in grado di variare l’apporto d’aria a seconda delle esigenze di raffreddamento.
Per la prima volta nella storia del marchio per un modello stradale omologato, l’intera carrozzeria è realizzata in fibra di carbonio (CFRP), montata sopra la celebre struttura del telaio portante in alluminio Audi Space Frame.

All’interno dell’abitacolo, l’esperienza a bordo è totalmente focalizzata sul coinvolgimento del pilota. Lo spazio interno è caratterizzato da una netta divisione cromatica: la sezione anteriore adotta tonalità scure per azzerare le distrazioni e favorire la massima concentrazione alla guida, mentre la zona posteriore è rivestita nella calda ed elegante colorazione Shadow Dune. I materiali interni combinano l’alluminio anodizzato delle bocchette d’aerazione con i gusci strutturali in carbonio dei sedili sportivi. Un tocco di romanticismo tecnologico è affidato alla grafica dei comandi digitali, il cui design richiama esplicitamente la strumentazione della mitica Auto Union Type C degli anni ’30.
Solo per 499 fortunati
I piani di Ingolstadt prevedono una tiratura di appena 499 unità, mossa che di fatto trasforma l’auto in un pezzo da collezione prima ancora che metta le ruote in strada. Capitolo prezzi: la casa non ha ancora aperto i registri ufficiali, ma l’asticella supererà i 500.000 euro. Una cifra che stacca nettamente il passato della R8 e che sposta la Nuvolari in una fascia di mercato totalmente diversa, giustificata solo in parte dal travaso tecnologico di bordo.


